-- STORIA DEL CONSORZIO --
-- STORIA DEL CONSORZIO --
La storia del Consorzio Idraulico Serraglio di Bocca d'Enza è un percorso di vigilanza continua, ingegno e resilienza. Nato per dare una risposta organica e coordinata alla gestione delle acque e alla manutenzione delle difese arginali, il Consorzio rappresenta da decenni il punto di raccordo tra le istituzioni e la sicurezza dei cittadini.
Attraverso le grandi piene storiche e le sfide idrogeologiche del nostro territorio, l'impegno dei consorziati e dei tecnici non è mai venuto meno, evolvendosi dalle prime opere strutturali del dopoguerra fino alle moderne strategie di transizione digitale e monitoraggio in tempo reale.
Il Consorzio affonda le sue radici ufficiali nel 1929, anno a cui risale la copia originale cartacea dello Statuto Istituzionale.
L'alluvione del novembre 1951 rappresenta uno spartiacque per l'idraulica padana. Le portate eccezionali del fiume Po mettono a durissima prova l'intero sistema di bonifica e difesa. In questo contesto di massima emergenza, si consolida la necessità di un controllo capillare e ravvicinato dei tratti arginali più vulnerabili, ponendo le basi per la moderna gestione consorziale.
Quando nel 1971 il Consorzio viene ufficialmente ricostituito la prefettura prende come riferimento l'impianto statutario del 1956 per il riconoscimento ufficiale. Un passaggio formale che getta il ponte tra la storia del 1929 e la gestione amministrativa moderna.
Maggio 1974 - Una straordinaria e improvvisa piena del torrente Enza provoca la rottura arginale a Coenzo. Le acque invadono la golena adiacente a quella di Bocca d'Enza (la golena degli Oppi). Trovandosi in una situazione di "saccatura", la corrente in ingresso spinge le acque che si accumulano contro l'argine del consorzio, nel tentativo di sormontarlo non avendo vie di scolo. Il territorio si salva solo grazie al tempestivo intervento manuale dell' odierno Presidente del Consorzio e dei volontari che, in condizioni di estrema urgenza, tagliano manualmente un tratto dell'argine degli Oppi creando una via di sfogo per far ridefluire l'acqua nell'alveo dell'Enza. L'episodio mette a nudo la complessità del sistema idrogeologico territoriale, in cui la concomitanza di eventi di piena genera effetti estremi ed articolati, come anche gli episodi di "rigurgito". Quando la piena dell'Enza incontra un po alto, il deflusso delle acque è molto più lento ed il livello delle acque si innalza nell'ultimo tratto del torrente, aumentando enormemente il rischio idraulico in zone come questa.
Durante la grande piena di novembre, il Consorzio tenta disperatamente di contenere la forza dell'acqua affidandosi alle vecchie difese, ma la violenza dell'evento supera le barriere dell'epoca, provocando l'allagamento del territorio. Questa alluvione segna un punto di non ritorno: rispetto al passato, le aree golenali e quelle limitrofe sono ormai densamente abitate e antropizzate. I danni e i costi di ripristino per la comunità sono diventati incalcolabili.
Da questo momento di crisi profonda inizia una nuova missione per il Consorzio: abbandonare i vecchi rimedi temporanei e cercare una soluzione drastica e definitiva al problema.
Arriva la risposta delle istituzioni centrali: viene approvato il D.L. n. 6 (Art. 23, comma 6-novies), convertito nella Legge n. 61/1998. Il testo dichiara l'abitato di Bocca d'Enza "zona ad alto rischio idrogeologico" e, per accelerare i tempi, autorizza l'utilizzo dei ribassi d'asta per il finanziamento dei lavori di ripristino e rinforzo dell'Argine Consortile.
L'anno successivo verrà approvato il progetto definitivo per il sovralzo dell'argine consortile.
A ottobre la natura presenta il conto in quello che per molti fu un disastro annunciato. Il Po e i suoi affluenti registrano livelli idrometrici record, mai visti a memoria d'uomo. Con i lavori di sovralzo arginale non ancora partiti, l'abitato di Bocca d'Enza si ritrova scoperto ad affrontare la piena più catastrofica della sua storia. Nonostante i consorziati, i tecnici e i volontari lottino allo stremo delle forze per giorni, ammassando sacchetti di sabbia e stendendo telonature sotto una pressione idraulica terrificante, la furia dell'acqua vince.
L'argine cede, e per la seconda volta in sei anni il territorio viene sommerso, isolato e devastato dal fango. È un disastro totale che mette in ginocchio la comunità, ma lo scenario quasi apocalittico di quei giorni squarcia definitivamente ogni indugio: quella ferita immane diventa il drammatico "anno zero" da cui lo Stato, l' Autorità di Bacino e il Consorzio non possono più tornare indietro. Da quel fango nasce la pretesa, non più rimandabile, di una sicurezza assoluta.
L'evento dimostra in modo inequivocabile che i vecchi livelli di difesa della pianura padana non sono più sufficienti di fronte ai mutamenti climatici e fluviali. Superata l'emergenza, l'allora Magistrato del Po (oggi AIPO) avvia una ridefinizione totale dei profili arginali lungo l'intero asse del fiume.
Prende il via la grande manovra infrastrutturale dello Stato: l'Argine Maestro viene imponentemente sovralzato. Viene portato l'argine consortile alla vecchia quota di quello maestro, portando le barriere protettive a una quota di sicurezza mai raggiunta prima. Questo potenziamento idraulico monumentale diventa il nuovo baluardo per il nostro territorio. In questo scenario, il Consorzio si assume il mandato di vigilare e mantenere in perfetta efficienza la propria rete di raccordo a ridosso delle difese principali.
lo Stato stanzia i fondi necessari per la delocalizzazione delle golene di Mezzani (tra cui figura anche Bocca d'Enza), fuori dalle aree a rischio, raccogliendo le domande dei consorziati pronti al trasferimento. Tuttavia, a causa di stringenti necessità emergenziali e di protezione civile sorte in altri punti critici del territorio comunale, quelle risorse vengono dirottate per sanare i danni immediati altrove, e solo in parte utilizzati per delocalizzare la golena di Ghiare Bonvisi, lasciando la nostra comunità sul posto, esposta al rischio e priva dei fondi spettanti.
Questo passaggio è l'inizio di una promessa e di un percorso alternativo alla delocalizzazione. Il Comune avvia una richiesta di sovralzo arginale al livello del maestro, dichiarando la golena ad alto rischio e non utile ai fini della laminazione delle piene a causa della sua superficie ridotta.
A seguito dell'interrogazione da parte di AIPO dove viene chiesto se sia possibile innalzare l'argine di Bocca d'Enza a livello di quello maestro definendo la golena ad alto rischio idrogeologico, interviene l'Avvocatura di Stato indicando di procedere con studi approfinditi sulla zona per poter valutare le soluzioni possibili, da un lato per trovare le giuste modalità di sovralzo, dall'altro per risolvere burocraticamente lo spostamento del territorio e dell'argine da privato a demaniale. Precisa inoltre che di fronte a tale situazione di criticità non possono essere ammesse condotte omissive, e che ogni soggetto pubblico, nell'esercizio delle competenze assegnategli, è tenuto ad assumere con sollecitudine le necessarie iniziative di propria competenza.
E'l'inizio del percorso che porterà all'approvazione della fascia B di progetto.
Nel 2007 si concretizza finalmente l'impegno istituzionale per il futuro dell'abitato di Bocca d'Enza che, non essendo stato delocalizzato, rientra nella pianificazione d'area. Al culmine di un lungo lavoro di concertazione, nel 2007 Provincia e Regione approvano ufficialmente la variante della "Fascia B di progetto". Questa classificazione urbanistica e tecnica rappresenta la risposta formale e la promessa mantenuta per la tutela a lungo termine dell'abitato, definendo regole e interventi specifici per la salvaguardia di chi vive e lavora in questa porzione di territorio. Tuttavia tale progetto non si concretizzerà mai, ed è una delle priorità su cui oggi il Consorzio si sta focalizzando.
A tredici anni dai lavori di adeguamento, il transito della piena eccezionale del novembre 2014 – ultima piena di riferimento per il nostro territorio – ha provocato l’allagamento della golena di Ghiare Bonvisi, delocalizzata con i fondi del 2003. Se da un lato questo evento ha confermato l’utilità temporanea del sovralzo arginale eseguito nel 2001, che ha materialmente evitato l’allagamento diretto, dall’altro ha evidenziato come il rischio in cui si trovano tuttora i residenti di Bocca d'Enza non sia minimamente paragonabile agli effetti di una delocalizzazione. Tale progetto avrebbe dovuto azzerare il rischio idraulico; al contrario, la popolazione si è trovata nella condizione di subire l'ennesima ordinanza di sgombero, costretta a spendere fondi ed energie per traslocare i beni dai piani bassi e abbandonare temporaneamente le proprie case.
Questa emergenza dimostra che il semplice innalzamento delle quote non può essere l'alternativa alla delocalizzazione. Il sovralzo arginale del 2001, essendo antecedente alla pianificazione della Fascia B, rappresenta ormai il passato. Il futuro di questa golena deve basarsi sul nuovo progetto di Fascia B, che prevede una strategia intermedia e definitiva: il sovralzo arginale adeguato al livello del maestro (in una fascia intermedia tra la B e la C) e la demanializzazione dell'argine e dei relativi cortili, ponendo fine alla precarietà gestionale ed economica che altrimenti ricade inevitabilmente sui consorziati.
A conferma di tale precarietà, i successivi eventi di piena del dicembre 2017 e del novembre 2019 hanno convertito la gestione dell'emergenza in una prassi ordinaria. La reiterazione delle ordinanze di sgombero nel giro di soli due anni ha imposto ai residenti la ripetizione di gravose procedure di evacuazione, con la conseguente e forzata interruzione delle attività quotidiane, il dispendio di risorse economiche ed energie nei traslochi preventivi dei locali terranei, e il temporaneo allontanamento dai propri immobili. Questa frequenza così ravvicinata evidenzia il logorio economico e sociale a cui è sottoposta la popolazione di Bocca d'Enza, penalizzata da un automatismo di protezione civile che prescinde dalla reale tenuta idraulica del manufatto arginale.
Nel 2023, il completamento dell’opera di tombamento del canale Parmetta da parte del Consorzio di Bonifica Parmense ha segnato un radicale mutamento dell’assetto locale. Tale intervento infrastrutturale ha profondamente trasformato la morfologia della zona, convertendola di fatto in un’area a spiccato carattere residenziale: la sede stradale sommitale è stata ampliata, l'argine ribassato e l’intera direttrice è stata riqualificata con una nuova rete di illuminazione pubblica, percorsi ciclabili e aree verdi laddove prima scorreva il canale a cielo aperto.
Questo profondo rinnovamento dello spazio pubblico ha favorito, di riflesso, un processo di riqualificazione da parte dei privati; l'abbassamento del profilo arginale ha infatti consentito il rifacimento degli accessi alle proprietà, l'installazione di nuove recinzioni e diffusi interventi di ristrutturazione edilizia che hanno ridefinito lo standard estetico dell'area, determinando il passaggio a una dimensione spiccatamente urbana e ordinata che tende a stemperare la consapevolezza della fragilità intrinseca del comparto.
La sicurezza non è un traguardo statico, ma una sfida in costante evoluzione. Sebbene le opere del passato abbiano garantito in parte la tenuta del territorio, la dinamica naturale del grande fiume presenta nuove complessità: ad ogni evento di piena, il deposito continuo di sedimenti innalza inevitabilmente il livello delle golene aperte. Questo progressivo innalzamento del fondo riduce la capacità di contenimento dell'alveo, imponendo nel tempo una necessaria revisione dei parametri di sicurezza..
A questa sfida tecnica si unisce quella amministrativa: l'abitato di Bocca d'Enza figura tuttora inserito in Fascia B, poiché la pianificazione di progetto approvata nel 2007, proposta come alternativa alla mancata delocalizzazione, non ha mai trovato una piena e concreta attuazione operativa sul piano degli interventi strutturali, generando un'empasse amministrativa che oggi ha finalmente ripreso il suo iter verso l'approvazione definitiva.
Le promesse formali di tutela fatte allora a questo territorio e ai suoi abitanti nacquero dal profondo rispetto per la rabbia e il dolore di una comunità colpita due volte, costretta a subire le conseguenze di priorità che l'avevano lasciata indifesa. Questa Amministrazione non ha dimenticato quella parola data. Il Consorzio si fa oggi custode di quella memoria e promotore attivo presso tutti gli enti competenti: è il momento di tradurre quelle promesse in azioni concrete, perché il dolore del passato esige risposte definitive oggi.
Il Presidente
Mattia Turone